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Archivio per la categoria ‘poiana metropolitana’

[Pausa Pranzo] Regio Parco, ancora. Dall’altro lato della strada.

11 giugno 2009 Nessun commento

6 sono i re, 6 sono i re

Il sesto amava tutto

Quello che non fa per me

Potere, veleno, cemento, benzina

L’hanno trovato matto
Sposato a una gallina

 

Tempo fa io e il mio socio ci intrufolammo fra le mura della Manifattura Tabacchi, nel cuore di  Regio Parco, quartiere operaio con il nome da borgo aristocratico e già per questo un po’ simpatico, così a pelle…

Mi viene da sorridere al pensiero che al posto di queste case che trasudano devastante umanità, si ergeva nientemeno che un castello di regia fattura, il “Palazzo di Delizie”.

A proposito di re: in questi giorni mi chiedo a che infimo punto sia arrivata la nostra “stanca civiltà” per metterla ancora una volta nelle mani del Re del nulla: che dire, teniamoci il nano e le ballerine. E che circo sia.

Ma non ho voglia di parlare di politica e sto andando fuori tema (come quando mi davano un voto scemo solo per qualche sproloquio durante i temi alle superiori…a proposito, si usano ancora???)

Oggi decidiamo di tornare dall’altro lato e mettere il becco fra le strade ciottolate dell’isola pedonale.

La prima cosa che salta agli occhi è l’asilo, costruito per accogliere i bambini della famiglie indigenti nel 1880, anno nel quale fu edificata anche la scuola Elementare rurale del Regio Parco, così le lezioni uscirono dalle case private e si rese servizio ai lavoratori della attigua Manifattura Tabacchi. Inutile sottolineare che, essendo entrambi nanerottolirepellenti, la tappa all’asilo dura giusto il tempo della foto.

 

Altri due passi è c’è la chiesa di San Gaetano di stile eclettico e sguardo rivolto verso il Cimitero, intanto chiacchieriamo in mezzo a un bel silenzio interrotto solo dal verso delle galline (non abbiamo fumato-bevuto nulla, giuro).

Sul retro ritrovo l’hammam dell’Alma Mater, progetto e ambienti interessanti per un relax un po’ meno snob del centro estetico/beauty farm che vanno tanto di moda.

Uno sguardo per notare un ponte assurdo, una appartamento che un’agenzia ha il buon cuore di affittare“anche agli extracomunitari” (ricorda niente?) e tante case nelle quali penso che vivrei più che volentieri. Ed è ora di rientrare.

Nel frattempo, ho respirato un po’ della città che amo canticchiando e parlando di cose vere, fra vie in cui “all’una in punto si sente –ancora- il suono acciottolante che fanno i piatti”, e che credo vorrò rivedere di sera.

 

…ma chi cazzo sarà il mister il prossimo anno?

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[Pausa Pranzo] Tetti rosa e sentieri granata

31 marzo 2009 Nessun commento

 

…andando a caso consideravo girando per strade vuote

che l’equilibrio si vede da sé si avverte immediatamente

 

 

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[Pausa Pranzo] Peda(la)te al Motovelodromo

31 luglio 2008 Nessun commento

Non sei un uomo se come un frate chiedi perdono.

Non sei un uomo e farai una brutta fine.

 

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Bologna: esserci, innanzitutto.

4 luglio 2008 Nessun commento

Sfinite ma non vinte dalle fatiche pedatorie, io e la mia amica C. siamo state al Pride a Bologna. 

Danze e baldanze, ma anche e soprattutte storie e diritti negati di ogni genere e tipo, tanto perchè noi mica ci si accontenta di chiedere i nostri diritti, ci si interessa anche a quelli degli altri eh…

Ho notato toni un po’ più dimessi, ma si sa che il periodo non è proprio dei migliori. 

Ho voglia di postare qualche foto: innanzitutto quella di queste due donzelle affacciate al balcone di una chiesa, che quando abbiamo gridato bacio-bacio ce ne hanno mandati tanti, con le mani e il sorriso delicato e la grazia degli anni che hanno solo gli anziani.

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[Pausa Pranzo] “mentre chi vive accanto a un fiume

24 giugno 2008 Nessun commento

 pensasefossepulito

anche se è grande come qui vede benissimo il confine e non può credere ai miracoli"

(ma quanto sarebbe bello se si potesse fare il bagno????)

 

 

In virtù del fatto che la temperatura è aumentata di 15° nel giro di ventiquattro ore e che dobbiamo avvalorare la nostra militanza ormai più che decennale fra i cretini dai quali tentiamo invano di differenziarci, io e il mio socio scegliamo come mèta dell’ora d’aria l’Isolone di Bertolla (stavolta il pippone è linkato).

Vabbeh non resisto al fascino del cenno-pipposo (ma uno solo): nel 1993 un gruppo di Associazioni, che da tempo lavoravano nella zona nord di Torino per migliorare le condizioni del territorio, si sono coordinate per unire le loro forze e formare e realizzare un progetto unico di recupero delle sponde degradate dei fiumi della zona (Po, Stura e Dora).

map

Parcheggiato il forno a legna senza aria condizionata sulla stradina adiacente la curva delle 100lire e armati di panino alla frittata stra-consigliato in tutti i tiggi per combattere i colpi di calore, ci troviamo subito di fronte a una scritta benaugurante e qualche murales davvero ben fatto.

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Il parco è pulito, ben curato e il profumo dell’erba appena tagliata evoca il ricordo della campagna e delle cose belle. Camminiamo in un semideserto (anche climatico) avvertendo tuttavia un’aria rassicurante che stride con la definizione di parco cittadino.

Sarà la vista di Superga, il silenzio o gli aironi che banchettano tranquilli a bordo fiume.

A proposito, è curioso pensare che questa zona, dapprima utilizzata dai lavandai del quartiere Bertolla per far asciugare i panni, venne coltivata a pioppi e poi divenne pressochè inaccessibile, motivo per il quale gli aironi ne fecero zona prediletta per i loro nidi (e poi c’è ancora chi pensa che gli animali siano meno intelligenti degli uomini).

La foto di seguito è un omaggio alla pianta del ciapinabò, icona torinese che porta alla mente il sapore strafigo della bagna cauda anche a 40° e un grazie al Condor senza il quale non avrei saputo distinguerla da un’ortica.

 

p.s. secondo me a Torino non potrebbe esserci il mare, a Torino c’è il fiume. Se ci fosse il mare qualcuno gli inventerebbe le sponde.

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