Vision(ar)i

30 dicembre 2016

In tema di futsal.

Ripenso a quanto mi disse qualcuno tempo fa: hai un’idea visionaria del futsal.

Adesso si; mi ritrovo d’accordo, e mi sento completamente aderente a me stessa quando sono in campo, ovvero portartice sana delle cose in cui credo. Seguendo corsi on line, fra le altre cose, mi rendo conto che la maggior parte delle cose che mi contestavano in quanto troppo futuribili o strane o poco intelleggibili, sono l’assoluta attualità come metodo e contenuti. Ma tant’è.

Ho un mood che mi fa star bene: si gioca, se non c’è il numero si sta a casa e se si viene è per divertirsi e imparare. “In fondo è un gioco” non è una frase fatta ma qualcosa di profondamente vero quando a giocare è qualcuno che non lo fa per sfizio o vanità ma solo per divertirsi nel senso più pulito e ampio.  Mi ha fatto davvero bene capire la differenza. Mi ha fatto bene incontrare gente nuova, che non chiede.

Sono ufficialmente visionaria perchè sento che mi fa crescere osservare, ridere, giocare con loro, e soprattutto pensare per qualche ora alla settimana che un altro mondo è possibile.

In tema di altro.

In bilico fra andare e restare, qualcosa quest’anno è andato via, probabilmente doveva andare così ma le assenze creano spazi che a volte fanno rimbombare anche un sussurro.

Si cresce professionalmente dentro una professione mai perfettamente mia che ho imparato a fare piuttosto bene. Quindi non nego una certa qual soddisfazione ma mi ritrovo anche a rimpiangere le prospettive vive di cambiamento che avevo qualche anno fa. Ci sono molte forme per remunerare lo stress ma non esiste modalità di remunerazione del rimpianto.

Non parlo più di politica perchè sono oltre a qualsiasi disillusione, faccio politica individuale (controsenso ricercato) comportandomi come sempre.

 

 

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