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Archivio per la categoria ‘ad minchiam’

Il significato di una rinuncia

15 aprile 2016 Nessun commento
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oggi sto così

12 febbraio 2015 Nessun commento

Buonanotte, qui è Radio Raptus e io sono Ivan Benassi. Forse lì c’è qualcuno che non dorme; comunque, che ci siate oppure no, io ho una cosa da dire. Oggi ho avuto una discussione con un mio amico; è uno di quelli bravi a credere a quello in cui gli dicono di credere. Dice che se uno non crede in certe cose non crede in niente. Non è vero. Anch’io credo… Credo nelle rovesciate di Bonimba e nei riff di Keith Richards.
Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa che vuole l’affitto ogni primo del mese.
Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi.
Credo che un’Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.
Credo che non sia tutto qua però prima di credere in qualcos’altro, bisogna fare i conti con quello che c’è qua e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche Dio.
Credo che, se mai avrò una famiglia, sarà dura tirare avanti con trecento mila al mese; però credo anche che, se non leccherò culi come fa il mio caporeparto, difficilmente cambieranno le cose.
Credo che ho un buco grosso dentro ma anche che il rock n’ roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro e le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono.
Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx.
Credo che non sia giusto giudicare la vita degli altri perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri. Credo che per credere in certi momenti ti serve molta energia. Allora vedete un po’ di ricaricare le vostre scorte con questo…

(Freccia)

https://www.youtube.com/watch?v=pLXBoRkPM7E

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Ricordi (parlo di me, ma solo per questa volta)

11 novembre 2008 Nessun commento

Questa vita ti sfugge e tu non la fermerai
se qualcuno sorride, tu non tradirlo mai
La speranza è una musica antica,
Un motivo in più,
Canterai e piangerai insieme a me,
Dimmi lo vuoi tu?
 

 

I gesti di una calciatrice, al pari dei colleghi maschi e forse di tutti gli sportivi sono carichi di quella ritualità assurda che quando vedo dentro una chiesa non manca di suscitarmi una risata.Non c’è altro modo per rassicurarsi che cercare le cose uguali, cadenzate, ripetute.

Stesse parole. Stessi posti sulla panca. Stesso ordine per i piccoli gesti, sempre gli stessi: sistemare i calzettoni, i capelli, la maglia, aspettare il mister e cercare di capire quali parole sceglierà per dare una ragione in più a chi spesso non la sa trovare in autonomia.

 

Quelle ragioni le ho sempre cercate negli occhi delle compagne, nelle loro parole perlopiù gridate, e la concentrazione la trovo puntuale proprio dentro quei nei gesti lenti e ripetuti che sanno di ricordi e di voglia di non mollare neppure questa volta.

L’amore per il campo sa essere più forte di tantissimi acciacchi ma stasera è difficile, cazzo se è difficile, oggi ho addosso una malinconia che mi accompagna come un’ombra dai giorni assurdi di quest’estate. 

La giornata è stata frenetica e non ho avuto modo di staccare i pensieri dalle incombenze, e neppure di riallacciarli agli incubi notturni. Sempre loro. 

Stasera si gioca a Brandizzo, ore 21 solito Palazzetto, che chissà perché finisce per riportarmi al ricordo più stagliato che ho di lei.

E’ che ogni volta che ho tirato un rigore le ho sorriso, da quella volta.

Questo lo scrissi questa estate, quando scrivere era davvero l’unica via di fuga.  

La sensazione che ho avuto a giocare con lei era quella di una sicurezza, lei era una che c’era sempre quando doveva, puntuale nell’intervento sul pallone o sulle caviglie dell’avversaria, ordinata nell’occupare la sua parte di campo. Non penso abbia mai lasciato andare fuori la boccia senza provare a farla sua, o non abbia fatto una corsa col pallone in mano per rimetterlo a centrocampo quando stavamo perdendo. Era grintosa senza essere incazzata, solida e leale con compagne e avversarie: mai una parola fuori posto o un gesto in più. Trovando un parallelo nella mia memoria calcistica non può che venirmi in mente Ferrini, il condottiero di mille battaglie granata; a proposito mi sono sempre chiesta come una come lei potesse non essere del Toro, cazzo ce l’aveva nel dna e invece è sempre stata juventina. Pure abbonata, mica tiepida.Se penso a Tizi la memoria mi riporta a una partita a Brandizzo, e a meno di errori corre l’anno 2003. Fra le avversarie giocano due gemelle che sono  la croce di chi gioca dietro, e peggio ancora di Tizi che aveva proprio un altro passo. Andiamo sotto ma senza sbracare, io Vale e la Mini non riusciamo a fare nulla in più là davanti anche perché patiamo da sempre l’indoor e peggio ancora la temperatura e le distanze del palazzetto.Giriamo a vuoto e siamo sotto di uno, a un certo punto a metà del secondo tempo Tizi parte e piazza uno scatto secco sulla fascia sinistra, arriva in area fermandosi solo quando qualcuno la tira giù; mi pare di non sbagliare a ricordare che abbia preso una facciata secca sul parquet. Lei esce e Vale la segue, che per carità mica si può restare in campo con il sagrin…

A me tocca il rigore.

Lo calcio fuori, secco, sulla destra del portiere. E dire che ne ho segnati tanti, in questi anni.

Torno negli spogliatoi con il solo pensiero di chiederle come sta, insomma io sono fatta così, se una mia compagna si fa male me ne fotto della sconfitta o della vittoria.Lei no, lei mi chiede il risultato.

Poi mi dice a muso duro : “Claudia, secondo te mi spacco la testa per farti tirare il rigore fuori?"

Era fatta così, Tizi.

Una Donna che accompagnava lo spirito guerriero con un sorriso con il quale avrebbe ottenuto qualsiasi cosa pagandola meno del dovuto, ma non ha mai chiesto sconti e mai ne ha fatti.

E ora che avrei solo voglia di riuscire a piangerla, mi viene in mente che non l’ho mai vista piangere.  

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Tiro su il telefono.

Mister, se ci danno un rigore stasera posso batterlo io?

 

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ho paura di rimanere bloccata in ufficio

29 maggio 2008 Nessun commento

esondaz

"Oggi giorno di pioggia,
ma la gente è tranquilla,
io sono figlio della gente.
Prendimi la mano dammela,
cerchiamo di venire insieme,
la tua tessera è scaduta"

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non c’e’ niente di sbagliato

1 aprile 2008 Nessun commento

 che non si possa curare con un po’ di vino e un gatto (meglio due)

paradiselost

pelliccioterapia

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