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[Pausa Pranzo] Tetti rosa e sentieri granata

 

…andando a caso consideravo girando per strade vuote

che l’equilibrio si vede da sé si avverte immediatamente

 

 

La settimana torinese è di quelle che quando ti alzi al mattino non sai cosa aspettarti dal cielo, e di conseguenza dai colori che prenderanno le strade, dall’odore che avranno i fiumi.

Qualcuno cantava “non è stato il tempo a cambiarci clima”, verissimo. Ma vero anche che il clima è un mix di temi tempi colori e temperature.

La mia settimana parte con il mio compare che mi guarda a lungo e, fra il preoccupato e il saccente mi dice “per le persone che ti amano sei come claudiosala prima maniera: croce e delizia”.

Decido di correre il rischio e passare un’altra pausa pranzo insieme alla ricerca di un angolo che non mi vuole svelare finché non me lo troverò davanti.

Un angolo che appare dopo una camminata che ci vede passare davanti a Villa Scala, nascosto e inerpicato sul fianco destro di corso Casale, direzione fuori città.Un angolo prepotente, inaspettato, alla fine di una strada in salita.

Un angolo granata.

Perché noi granata abbiamo un angolo dappertutto, e quando è in collina o è Superga oppure si nasconde quasi pudico fra i tetti asimmetrici di un quartiere che nasce proletario per diventare la culla della borghesia, come e più di tanti altri.

Il mio amico mi fa entrare in angolo granata, dicevo.

Sul colle, in mezzo agli eroi, morì anche Ippolito Civalleri, “Civa”, dirigente mite e uomo di spirito: il classico confidente del gruppo che fa da parafulmine agli scazzi e da tramite con il mister. Quello a cui confidare quando le gambe non girano per una donna, una sbornia, o un’incomprensione con un compagno. Si narra che, come i veri miti di spirito, si incazzasse poco ma bene e portasse spesso i Campioni nella sua villa, Villa Tron, o Trun come dice qualcuno.

Il pippone sulla storia della villa c’è nel link precedente, se dovesse proprio interessare.

Non essendo disabitata, io e il mio compare (un po’ deluso per l’assenza di pecore nelle vicinanze) non ci possiamo intrufolare più di tanto, ma tanto basta per fare due foto e parlare del Grande Torino pensando che loro sono stati lì, a calpestare quell’erba e sentire quel profumo.

Li penso così, in questa villa mentre parlano di calcio, di donne e dell’Italia che diventava un bel posto dove stare dopo un periodo di merda, gel nei capelli e aria guascona, mentre fumano una sigaretta e  si isolano dal mondo per quel che basta a sentirsi squadra.

Lì immagino proprio qua, mentre cercano un posto dove stare e respirare a lungo sentendosi a casa, cazzo sembra quasi di sentirli parlare. E intanto respiro, profondo, anche io.

 

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