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[Pausa Pranzo] Peda(la)te al Motovelodromo

Non sei un uomo se come un frate chiedi perdono.

Non sei un uomo e farai una brutta fine.

 

erba 

La cronaca sportiva mi serve su un piatto d’argento il motivo per postare le foto e la pausa pranzo di qualche settimana fa.

Era rimasta lì, in attesa di tempi migliori per qualsiasi cosa. 

Riccò, il ciclista in cui tanti hanno rivisto le gesta del Pirata, si fa beccare sporco al Tour, macchiato dal doping che chiamano "di terza generazione". Trattasi di Cera, acronimo di «Continuous erythropoietin receptor activator», cioè attivatore continuo del recettore dell’eritropoietina a livello renale, un prodotto a lento rilascio di Epo, che ha quindi il non trascurabile vantaggio che non serve più portarsi dietro la farmacia, bastano un paio di somministrazioni al mese.Vantaggio logistico non da poco, anche alla luce del giro di vite che alcune nazioni e squadre hanno scelto di proclamare (e anche di percorrere?).

Faccio qualche giro in rete per capire qualcosa in più e non esiste testata che sleghi lo sport ciclismo dal fenomeno doping, dalla confessione di Riccò, alla Bastianelli, a Basso che si allena col capo cosparso di cenere, per non parlare dei sospetti che da sempre hanno circondato i pochi campionissimi rimasti “illibati”.

Parlando spesso, da profana, con amici appassionati (ho notato che spesso chi ama il calcio ama anche il ciclismo, vai a sapere) ho sempre sostenuto che vabbbbeh il pressappochismo che ci porta a dire che tutti gli atleti sono dopati, vabbbeh che sono i soldi e vabbbeh anche tutti gli altri luoghi comuni però non è normale che un essere umano si inerpichi su montagne quali Marmolada, la Val di Fiemme, il Col du Galibier, con pendenze che farebbero fermare con ogni certezza la mia macchina, per tappe lunghe 150/200 km. Il tutto per tre settimane e con soli due giorni di pausa.

Consiglio un giro sui siti della manifestazioni ciclistiche più note.

Mi sembra semplicemente che si chieda una prestazione inaccessibile in condizioni normali, quindi temo che la sola strada percorribile sia quella che nessuno sceglierà mai, cioè fermare tutto e ripartire da corse più brevi e meno impegnative.

Magari dalla corsa secche, su pista o in montagna che sia.

Quanto a Riccò è vero che come tutti ha subito negato ma non posso non farmi piacere la sua pubblica ammenda, un’assunzione di responsabilità piena e incondizionata.  Il sospetto è quello che il pentimento conclamato strizzi l’occhio alla riduzione della squalifica, prevista per due anni. Tuttavia mi sembra già qualcosa che nel paese degli Uomini Qualcuno ci sia un ragazzo che sbaglia e chiede scusa, mettendoci la faccia e resistendo alla tentazione di scagliarsi contro chi l’ha beccato o contro chi l’ha indotto a sbagliare. 

pipp_breve

La pausa pranzo di qualche tempo fa ci ha visti calcare la pista del Motovelodromo Fausto Coppi, ingresso da corso Casale, la via ideale che divide il fiume e la collina.

A proposito di Coppi, come non postare questa foto?

 

Non subendo come il mio compare il fascino della bicicletta, ho potuto solo apprezzare elementi di contorno: il panorama che si intravede fra le tribune sgangherate, la pendenza della pista (minchia!), l’odore della gomma al sole, il pensiero che anche questo pezzo di erba torinese ha assaporato i tacchetti granata.

In attesa di trasferirsi allo Stadio Filadelfia, dall’ 11 ottobre 1925 e per tutto il Campionato 1925-1926 il Toro ha, infatti, disputato le gare interne proprio al Motovelodromo.

motov 

Poi lassù ,
contro il cielo blu
con la neve che ti canta intorno
E poi giù
Non c’e’ tempo per fermarsi
per restare indietro
la signora senza ruote
non aspetta più

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