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[Pausa Pranzo] Regio Parco, ancora. Dall’altro lato della strada.

6 sono i re, 6 sono i re

Il sesto amava tutto

Quello che non fa per me

Potere, veleno, cemento, benzina

L’hanno trovato matto
Sposato a una gallina

 

Tempo fa io e il mio socio ci intrufolammo fra le mura della Manifattura Tabacchi, nel cuore di  Regio Parco, quartiere operaio con il nome da borgo aristocratico e già per questo un po’ simpatico, così a pelle…

Mi viene da sorridere al pensiero che al posto di queste case che trasudano devastante umanità, si ergeva nientemeno che un castello di regia fattura, il “Palazzo di Delizie”.

A proposito di re: in questi giorni mi chiedo a che infimo punto sia arrivata la nostra “stanca civiltà” per metterla ancora una volta nelle mani del Re del nulla: che dire, teniamoci il nano e le ballerine. E che circo sia.

Ma non ho voglia di parlare di politica e sto andando fuori tema (come quando mi davano un voto scemo solo per qualche sproloquio durante i temi alle superiori…a proposito, si usano ancora???)

Oggi decidiamo di tornare dall’altro lato e mettere il becco fra le strade ciottolate dell’isola pedonale.

La prima cosa che salta agli occhi è l’asilo, costruito per accogliere i bambini della famiglie indigenti nel 1880, anno nel quale fu edificata anche la scuola Elementare rurale del Regio Parco, così le lezioni uscirono dalle case private e si rese servizio ai lavoratori della attigua Manifattura Tabacchi. Inutile sottolineare che, essendo entrambi nanerottolirepellenti, la tappa all’asilo dura giusto il tempo della foto.

 

Altri due passi è c’è la chiesa di San Gaetano di stile eclettico e sguardo rivolto verso il Cimitero, intanto chiacchieriamo in mezzo a un bel silenzio interrotto solo dal verso delle galline (non abbiamo fumato-bevuto nulla, giuro).

Sul retro ritrovo l’hammam dell’Alma Mater, progetto e ambienti interessanti per un relax un po’ meno snob del centro estetico/beauty farm che vanno tanto di moda.

Uno sguardo per notare un ponte assurdo, una appartamento che un’agenzia ha il buon cuore di affittare“anche agli extracomunitari” (ricorda niente?) e tante case nelle quali penso che vivrei più che volentieri. Ed è ora di rientrare.

Nel frattempo, ho respirato un po’ della città che amo canticchiando e parlando di cose vere, fra vie in cui “all’una in punto si sente –ancora- il suono acciottolante che fanno i piatti”, e che credo vorrò rivedere di sera.

 

…ma chi cazzo sarà il mister il prossimo anno?

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