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Archivio per Aprile 2008

Fila, ancora

30 Aprile 2008 Nessun commento

dovetecapire

Si avvicina il 4 maggio.

"Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede.

E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta"

I.Montanelli

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[Pausa Pranzo] Una Marlboro di alibi

28 Aprile 2008 Nessun commento

“il sole incerto becca di sguincio, in questa domenica d’ aprile,
ogni pietra, ogni portone ed ogni altro ammennicolo urbanistico”

 falkera

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[Pausa Pranzo] monumento agli Invincibili

23 Aprile 2008 2 commenti

Io e il mio compagno di merende abbiamo deciso di istituzionalizzare l’appuntamento: una pausa pranzo ogni settimana sarà dedicata a ficcare il becco in un angolo di Torino, connotato più o meno granatamente. Partiamo da una scelta sua e ci dirigiamo verso il Cimitero Monumentale, nel quale sostiene si trovi il Monumento al Grande Torino. I miei dubbi sorgono dal fatto che la settimana precedente abbiamo vagato fra le lapidi senza trovare nulla tuttavia mi fido e ci riprovo, anche perchè lo vedo aggirarsi in ufficio con una cartina degli ampliamenti del cimitero piuttosto dettagliata.

Lo troviamo subito presso la VIII Ampliazione, campi 6/7 e ci si pone davanti un’opera di grande impatto emotivo, nonostante si nutra di un’essenzialità disarmante. La scultura, di dimensioni notevoli, porta con sè un’immagine molto positiva, quasi come se fosse una porta aperta al Ricordo dei Campioni e del periodo postbellico di grandi speranze. La sciarpa e il pallone sono dettagli forti e caratterizzanti.

Per il resto ci capisco poco, quindi posto il commento di Luciano Cappellari, l’artista che l’ha eseguita.

Riempire il vuoto con i ricordi
Il primo momento di un rituale non è la parola o il gesto, ma l’ingresso in un luogo preciso e delimitato, uno spazio intensamente simbolico dove ogni elemento che lo caratterizza coagula il desiderio di sentirsi partecipe in modo concreto e tangibile, rispondendo alle necessità di senso, di interiorità e di comunione fraterna di ogni singolo. Il monumento al Grande Torino, così come l’ho inteso nel mio progetto, poteva e doveva essere una sottile emozione come quella provata in momenti in cui il tempo sembra sospeso, come se galleggiassimo in un presente assoluto. Un luogo disarmante, che ispira un miscuglio di sgomento e serenità, silenzioso. La forma doveva catturare l’immaginario trascinando lo spettatore in un mondo in cui tutto è sussurrato, suggerito con leggerezza, volutamente non assertivo, ma lentamente partecipativo.
La storia di una squadra , la sua fine tragica, è la storia delle cose che non ci sono più, un racconto ricco di lucidità e nostalgia.
Per la tifoseria una squadra di calcio è la trasposizione fisica di un’idea, un trasferimento di fatica, sudore, prestanza fisica, emotività, sofferenza e gioia, il tutto codificato da regole del rito-gioco officiate nello spazio-contenitore dello stadio. L’idea prendeva forma lentamente, in modo sempre più determinato, il monumento doveva essere la rappresentazione di uno STADIO gremito di tifosi, prima di una partita.
La soluzione scelta è stata di strutturare uno spazio racchiuso da piani inclinati che determinassero una delimitazione prospettica, scenograficamente illimitata e di rivestirne le superfici in modo pittorico e sensibile agli effetti della luce e dell’ombra naturale e stagionale. Un monumento singolarmente “ colorato” con una frammentazione e ricomposizione ceramica (a pezzature grandi, medie, piccole dal basso verso l’alto), di colore rosso-granata, a campiture a finitura lucida o opaca (per i setti verticali) e in pietra di Luserna fiammata e marmo Carrara per il piano inclinato del basamento.
All’interno della frammentazione, non in modo immediato, leggibile in sintonia con la valorizzazione degli affetti, dei sensi, degli istinti il “muto” urlo della tifoseria : “TORO”.
Una simulazione di una PORTA in acciaio inox collocata all’interno dello spazio stadio è la presenza di maggiore significato dell’opera , assume nel contesto il concetto di collegare di mettere in relazione lo spazio , rappresenta il passaggio, l’attraversamento, l’incognita, la speranza, il ricordo. La porta congiunge, mette in comunicazione, la porta è confine, è il limite e nello stesso tempo la sua negazione nell’attraversarlo: il passaggio del pallone determina la vittoria o la sconfitta in una partita di calcio. Un PALLONE in bronzo è appoggiato sul proscenio, nell’angolo dell’area piccola , in primo piano (riproduce il pallone in cuoio usato nelle partite dell’epoca ). La SCIARPA in alluminio colorata in rosso-granata annodata alla traversa della porta , piena di vento , l’oggetto posto più in alto , come un saluto con il cielo da fondale, lascia inespressa la risposta alla domanda.
La particolare collocazione del monumento all’interno del Cimitero Monumentale, in un luogo che permette la vista della Basilica di Superga, evoca e completa il messaggio formale e simbolico. Nello stadio gremito di tifosi, inesauribili stimoli acustici, sventolare di bandiere, tutti pronti per il rito: Il VUOTO dell’attesa , il silenzio , il rifiuto della morte nella dolcezza attonita del ricordo.

P.s. interessandomi al monumento agli Invincibili scopro che al monumentale ci sono molte opere interessanti, che ci riproponiamo di valutare per successive PP, magari in mezzo a giornate meno uggiose.

Ho scoperto anche che è vietatissimo fare foto nei cimiteri, vabbeh ci si poteva arrivare….

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mercenari

21 Aprile 2008 2 commenti

stop                                                                                

Toro – Inter (ovvero come vergognarsi di essere tifosi di una banda di mercanari)

Arrivo tardi allo stadio con una compagna di venture interista e colgo, a 5 minuti dall’inizio, un’atmosfera indiavolata, quasi da serata di Coppa (bei ricordi lontani). In campo si vedono scatti rabbiosi, anticipi perentori, movimenti armonici e squadra corta in ogni zona del campo. Tanta corsa e distanze minime al cospetto dell’Inter che gioca gran parte del match in superioriotà numerica a centrocampo ma non riesce neppure a fare possesso palla. Dico l’Inter mica l’Albinoleffe (con rispetto, eh).

Il loro gol è stato un episodio, di quelle cose che succedono nel calcio quando in campo ci sono centravanti di razza marcati male su palla ferma. Ma succede, per carità.

Quello che non deve succedere è prendere per il culo la gente che continua a riempire quel cazzo di stadio in cui sei vede pure male invece che andare al cinema oppure restare davanti alla tv. Mi ha fatto male vederli correre e lottare sotto la pioggia come se tutte le debacle viste finora fossero davvero state autoprocurate per fare fuori chi non ha mai saputo trattarli come le fighette che hanno dimostrato di essere. Wan non è stato un allenatore in gamba nei mesi a Torino, ma come avrebbe potuto esercitare una leadership credibile con un gruppo così inadatto alla sua mentalità più che al suo modulo, perdipiù con una società debole alle spalle? Novellino ha dimostrato una duttilità mai vista prima cercando la quadra con ostinazione: il suo errore più grande è non averla trovata mai, neppure a sprazzi. Gli auguro un buon proseguimento, con la speranza di non doverlo rimpiangere troppo.

Quanto a Gdb, che dire….non mi sono piaciuti i motivi nè tantomeno i modi con cui è stato mandato via e mi chiedo come faccia uno così tosto a rimangiarsi l’orgoglio e tornare per la terza volta. E non mi convincono neppure i legami che si lascia nello spogliatoio, ma per il bene del Toro spero rimanga e, stavolta, almeno due anni.

Allego una foto che non c’entra niente, come (quasi) sempre, e una che c’entra eccome. 

eravamofelici

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RABBIA

15 Aprile 2008 3 commenti
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