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Archivio per Maggio 2008

ho paura di rimanere bloccata in ufficio

29 Maggio 2008 Commenti chiusi

esondaz

"Oggi giorno di pioggia,
ma la gente è tranquilla,
io sono figlio della gente.
Prendimi la mano dammela,
cerchiamo di venire insieme,
la tua tessera è scaduta"

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[Pausa Pranzo] Tabacco (per Bacco e Venere si accettano suggerimenti)

22 Maggio 2008 108 commenti

cieloggi  

"Guardavo le sue mani che si intrecciavano
tra i ricami di una tovaglia
riuscivo a stento a trattenere la voglia
di afferrarle di aggredire il suo dolore
misto all’incenso il sapore di un pasto frugale
i ricordi storditi dal tempo"

Ci tuffiamo in una PP all’insegna dell’archeologia industriale cittadina, guidati dalla solita curiosità spicciola e dai ricordi dei racconti di mia nonna, ai quali mi pento ogni giorno di più di non aver dato infinita importanza e maniacale attenzione. Lei una vita all’Aeronautica (“ho ricevuto la notizia via radio fra i primi, nessuno voleva crederci”), sua sorella una vita alla Manifattura Tabacchi.

Iniziamo con un giro lungo il perimetro esterno: partendo da corso Regio Parco, ci intrufoliamo in qualche cortiletto e notiamo segni di vita stanziale umana e felina, con la presenza di qualche orticello dove il mio compagno di merende nota aneto e erba cipollina. Niente maria, ma ci starebbe bene.

Dietro la fabbrica scopriamo il vivaio comunale con vista Superga, molto curato ma per fortuna anche molto chiuso, che ho visto gli occhi del Condor illuminarsi e io proprio non subisco il fascino dei vegetali.

Ci dirigiamo verso l’ingresso della fabbrica e, con nostra grande sorpresa, troviamo il portone aperto: qualcuno ci sta lavorando e non fa proprio caso a noi due.

Nel cortile salta subito all’occhio un monumento sobrio e significativo in ricordo degli operai morti in guerra , da qui si dipanano i binari seguendo i quali passeggiamo curiosando fra gli interni sbirciabili. 

 adhonorem          

Alcuni particolari non possono proprio non attirare l’attenzione.

checazzoè?      defora      cessingabbia 

Mentre ficco il naso qua e là penso alle dita sottili che creavano sigarette, sigari e quant’altro, a quella incredibile pazienza e attenzione ai dettagli che da sempre appartiene alle donne. Non vorrei passare per maschilistasciovinistaeccetera , ma mi viene da chiedermi se siamo più felici ora: incazzate manager e vestite D&G.

Vabbè, lo so lo so le condizioni di lavoro lo sfruttamento e tutto il resto ma è un pensiero estemporaneo.

Girovagando per la rete trovo questo aneddoto trionfale: nel 1945, le tabacchine furono protagoniste di un episodio glorioso, allorchè tagliarono i copertoni dei camion respingendo così le Brigate Nere fasciste. I fascisti avevano occupato la fabbrica per rappresaglia contro una colletta che era stata raccolta a favore dei partigiani.

Grandi grandi grandi tabacchine, mi sa che se facessero ancora le sigarette loro non avrei mai smesso di fumare.

callcenter?

E ora il solito cenno storico palloso, ma si apprezzi che lo metto sempre alla fine:

Dopo la grande paura del 1706, culminata con il lungo assedio delle truppe francesi a Torino, ed il conseguente rischio di veder cancellato dalle carte geografiche lo stato Sabaudo, il sovrano Vittorio Amedeo II procedette al riassetto urbanistico della Capitale ed al rafforzamento delle strutture statali. Nell’ambito di questo programma si inserisce la volontà di riunire in un unico luogo, facilmente controllabile, la lavorazione e la produzione di alcuni generi di monopolio. In un primo tempo si optò per altri luoghi, ma in conseguenza al crescente aumento del consumo di tabacco Carlo Emanuele III nel 1758 assegnò all’architetto Benedetto Ferrogio la progettazione di un nuovo complesso industriale, con annesse piantagioni e semenzaio. Il progetto della Regia Fabbrica del Tabacco si ispirava alle imponenti manifatture reali francesi. Il sito prescelto dal re era quello occupato in precedenza dall’antica residenza di caccia del Viboccone che in quel periodo era in stato di abbandono per i danni subiti nel 1706. I lavori presero avvio alla fine del 1758 e al principio del ’59 si iniziarono a costruire gli edifici per accogliere la fabbrica delle macine, i laboratori, i magazzini ed anche lo scavo del canale derivante dalla Dora, attualmente chiamato Canale del Regio Parco. L’edificio, ultimato nel 1789, era costituito da fabbricati a lunghe maniche adibiti ad alloggi e laboratori con ampi cortili utilizzati per lo smaltimento dei carri carichi di tabacco. Nel perimetro della fabbrica era situata anche una cartiera che produceva carte valori, usando una stupenda macchina all’inglese nella quale "(…) i cenci, introdotti grezzi da un lato, escono dall’altro lato come carta perfettamente asciugata e liscia" (Bertolotti 1840). Ancora qualche anno dopo era ancora l’unica cartiera di Torino e godeva del privilegio governativo della fabbricazione di carte da gioco, da bollo e filigranata. Verso il 1840 attorno alla fabbrica sorse il borgo; in quel periodo la Manifattura Tabacchi, con 600 operai, era il più grande opificio torinese e, dopo l’unità d’Italia, il secondo per importanza. Nel 1875 contava circa 2.500 tra operai ed impiegati. Tra le operaie dominava la mansione della Sigaraia: figura professionale tipica delle Manifatture fino a quando il sigaro fu uno dei prodotti di maggior consumo. All’inizio del novecento la manifattura era una sorta di comunità; all’interno c’erano l’asilo nido, detto incunabolo, la stazione della Guardia di Finanza, officine, mense, alloggi per i dipendenti, il dopolavoro con teatro, sale giochi e bar. A queste strutture se ne aggiunsero altre: la Scuola materna Umberto I, la Scuola elementare C. Abba e la chiesa San Gaetano da Thiene.
Negli anni sessanta venne dismesso il reparto per il trinciato da pipa, il sigaro e il toscanello, e si mantenne solo il reparto sigarette; scomparve così la figura della sigaraia. La storia della Manifattura Tabacchi di Torino si concluse nel 1996 quando il Monopolio decise la chiusura dello stabilimento, trasferendo gli ultimi 25 addetti.

Curiosità: Tabacchine e Sigaraie. nella metà del XIX secolo la Regia Manifattura del Tabacco produceva vari tipi di sigari e tabacco da fiuto. Come è già stato detto crebbe progressivamente, fino a divenire la più grande fabbrica cittadina, raggiungendo nel 1875, l’organico di 2.528 dipendenti. Si trattava in grandissima maggioranza di donne, denominate genericamente Tabacchine, che avevano nell’operaia addetta alla produzione dei sigari, la Sigaraia, la figura professionale più rappresentativa. Era infatti la Sigaraia colei che produceva completamente a mano il prodotto principale, il sigaro Toscano. All’inizio del XX secolo l’importanza del sigaro era destinata lentamente, ma progressivamente a diminuire, sostituito dalla sigaretta, o come si diceva allora Spagnoletta.

  

 

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gusti e disgusti

20 Maggio 2008 2 commenti

salvezza

GUSTI

Anche quest’anno è finito il campionato, e ci si butta alle spalle l’ennesima stagione contradditoria, infarcita di domeniche di scazzo, dichiarazioni di intenti perentorie che durano 5 minuti (adesso-esco-e-brucio-l’abbonamento) e professioni vere d’amore calcistico.

Tanto il prossimo anno siamo tutti di nuovo lì, che il berluschino metta o no mano al portafoglio, e sicuramente fra un paio di domeniche inizieranno le crisi di astinenenza.

Mi piace pensare che quest’anno i giochi siano stati piuttosto leali: gli arbitri erano incapaci per tutti e anche la neopromossa non ha ladrato come da copione.  Poi,  niente di più vero di ciò che disse Velasco dopo aver rubato un mondiale per una palla stra-fuori: alla fine chi vince festeggia e chi perde spiega.

Insomma è vero che c’è sempre da parlare con la boccia ferma, però non capisco come facciano i romanisti a parlare di scudetto immeritato per una squadra che è stata in testa dalla prima all’ultima giornata.

Mi è piaciuto il gioco dei fratelli genoani almeno finchè non hanno iniziato a perdere sistematicamente contro ogni nostra concorrente diretta dopo averci preso a pallonate e mi piace un casino la Viola in CL, anche e soprattutto alla luce della partita vera vista domenica.

Che gli strisciati a libro paga del nano non abbiano niente da recriminare che non sia la loro spocchia e l’incapacità di valutare una rosa che non è più all’altezza dei risultati raggiunti nell’ultimo decennio.

Tornando in ambito di Toritudine, spero che quest’anno non si smantelli ma si riparta dalle cose buone viste a sprazzi: un immenso Sereni, un gran bel Di Loreto (mi rimangio tutti gli insulti dello scorso anno, uno a uno), i polmoni e non solo di Grella e Zanetti, e il talento di Rosina, che mi lascia sempre un po’ perplessa ma resta un elemento imprescindibile.

Poi via i mezzi uomini, i giocatori bolliti e quelli che non dicono la formazione del Grande Torino come preghiera della sera. 

DISGUSTI

Buongiorno Italia.

Le prime pagine dei giornali sembrano un film dell’orrore, ma di sicuro saremo contenti di leggerle con una cintura fashion in più e la tassa sulla prima casa in meno (che era già stata calmierata, come è evidente da ciò che ci siamo trovati nella buca delle lettere in questi giorni). 

Il ministro delle Pari Opportunità Carfagna sostiene che i gay non siano discriminati: probabilmente nell’immaginario della signora la discriminazione si identifica solo e solamente con il ghetto e le persecuzioni manifeste (che tuttavia, come ha denunciato presidente dell’Arci gay Aurelio Mancuso, non sono affatto mancate) e non con la negazione di diritti fondamentali.

Ho il timore fortissimo che atteggiamenti del genere non facciano altro che fomentare razzismo e violenza latenti nei confronti di tutte le minoranze.

Per fortuna che torna di moda a Cannes, e non solo, lo sbaciucchiamento lesbo chic fra star, che bello che bello non vedevo l’ora!!!Con tutto il rispetto per la Bellucci, era molto più cool la mia cara amica lingua pazza in giro per i locali prima di fidanzarsi…ma vuoi mettere che impresa da audace è trovare qualcuno di limonabile in giro per i locali gay?

Nebbia alta in Carfagnana.

Di grande attualità Maroni con il suo pacchetto sicurezza: “l’obiettivo del governo è dare risposta all’ansia di sicurezza che ha preso ormai i cittadini. Sono misure anche forti, ma stabiliscono per tutti un principio di legalità”. Giuro che non sono mai stata in ansia per la sicurezza (la mia, naturalmente) e che vorrei vedere leggi rispettate e pene certe come è giusto che sia, ma ho come il sospetto che verranno colpiti stranieri e ladri di galline. Il blitz contro i Rom è stato un atto dimostrativo forte per tempistiche e modalità.

Non so, ma questi soggetti al governo hanno quel nonsochè fascistello che salta agli occhi senza neppure bisogno di approfondire troppo. 

Intanto riprendono piede le solite polemiche sull’informazione e il cda della Rai come se non ci fosse stato il tempo per fare una legge sul Conflitto di interessi e non si sapesse che la tv di stato è da sempre cavallo da traino del governo in carica. 

Per chiudere, è di oggi la notizia che il fatturato industria è crollato a marzo come non succedeva dal 2004 (-4,3%): poca fiducia oppure porta davvero sfiga?

Categorie:in-kazzo Tag:

4 maggio 1949, alle 17:05

5 Maggio 2008 Commenti chiusi

 

solilfatolivinse

 

Allora che si fa oggi? Se non si vince si scende, un’altra volta.

Cazzo me ne frega, dopo la prima retrocessione ci si fa il callo, poi scusa guarda che giorno è oggi.  

 

 

Me Grand Turin
Russ cume ‘l sang
fort cume ‘l Barbera
veuj ricurdete adess, me grand Turin.
En cui ani ‘d sagrin
unica e sula la tua blessa jera.
Vnisìu dal gnente, da guera e da fam,
carri bestiame, tessere, galera,
fratej mort en Russia e partigian,
famìe spiantià, sperduva ogni bandiera.
A jeru pover, livid, sbaruvà,
gnanca ‘n sold ‘n sla pel e per ruschè
at duvavi suriè, brighè, preghè,
fina a l’ultima gusa del to fià.
Fumè a vurià dì na cica ‘n quat,
per divertise a duvìu rii ‘d poc,
per mangè a mangiavu fina i gat,
geru gnun: i furb cume i fabioc.
Ma ‘n fiur l’aviu e t’jeri ti, Turin,
taja ‘n tl’asel jera la tua bravura,
giuventù nosta, che tuti i sagrin
purtavi via cunt tua facia dura.
Tua facia d’uveriè, me Valentin!,
me Castian, Riga, Loik e cul pistin
‘d Gabett, ca fasia vni tuti fol
cunt vint dribbling e poi jera già gol.
Filadelfia! Ma chi sarà ‘l vilan
a ciamelu ‘n camp? Jera ne cuna
‘d speranse, ‘d vita, ‘d rinasensa,
jera sugnè, criè, jera la luna,
jera la strà dla nostra chersensa.
T’las vinciù ‘l Mund.
a vintani t’ses mort.
Me Turin grand
me Turin fort.  

 

 

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