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Archivio per Marzo 2008

CARPA O ICHI GO ICHI E?

18 Marzo 2008 17 commenti

 mytatoo

 

Cla si sta portando dietro un concetto zen, ma non gliel’ho detto subito, non mi avrebbe mai fatto finire  … “naa, troppo spirituale!”. 

“Mi porti il tuo libro dei kanji? Devo trovare un soggetto per il mio prossimo tatuaggio.” mi aveva chiesto. Non mi andava di lasciarla in balia degli ideogrammi, più che altro temevo che si facesse rapire da un simbolo quale “carpa” o “pozzanghera” o “sake” o “involtino primavera”, che, per quanto possano essere belli esteticamente,  non hanno un vero e proprio stimolante significato.

Non se n’abbia a male la carpa, che, secondo me, è tra i pochi ad aver capito tutto della vita! 

Quindi …

Le ho fatto vedere una calligrafia che mi piaceva, senza spiegarle nulla: le andava a genio, perché con Cla è così: o godi della sua approvazione  o … “gaute da suta” come diciamo noi in Giappone.

Comunque…

Primo scopo dell’arte, suscitare odio o amore, raggiunto!

Mancava solo la traduzione… QUI ED ORA.

Era ancora d’accordo. 

Ma perché le ho proposto proprio questa calligrafia?

Perché secondo me sarebbero state bene insieme ! 

Chi l’ha fatta?

E’stata eseguita qualche anno fa dal Maestro Pascal Krieger, una di quelle persone che una volta conosciute non si possono dimenticare. Professa semplicità e costanza senza troppe parole, ma dando dimostrazione di riuscire a rendere pratica la teoria vivendo. La sua coerenza tra pensiero e azione mi affascina sempre.. 

Come è stata fatta?

Lo stile di scrittura utilizzato è lo Gyosho: tappa necessaria tra il Kaisho, una specie di stampatello con tratti precisi e proporzionati, rappresentazione della terra ed il Sosho, simile alle nostre personali firme, l’evoluzione massima e minimalista del tratto, rappresentazione del cielo. Nello specifico, questo carattere intermedio, può essere paragonato al corsivo, una volta acquisite le tecniche di base le emozioni intervengono personalizzando il tratto: rappresenta l’uomo nelle suo percorso di conoscenza della propria sensibilità. E’ stato utilizzato un pennello di medie dimensioni, intinto nel sumi, inchiostro dall’inebriante profumo e lasciato scivolare tanto dolcemente quando solidamente su di un foglio di carta di riso, non troppo grande.  

Dove è stata rintracciata?

E’ stata presa dal primo libro di raccolta di calligrafie del Maestro P.Krieger, nel quale vengono proposte alcune calligrafie con il solo intento di “piacere alla vista e solleticare lo spirito” come ha voluto specificare.  

Come si legge e cosa vuol dire?

La calligrafia presenta quattro caratteri e si leggono : ICHI GO ICHI E , letteralmente si traducono con UN ISTANTE UNA ESPERIENZA.

Trattasi di un concetto zen presente in tutte le discipline orientali che invita a vivere il presente, dimenticando quello che si sa e evitando di immaginare ciò che sarà.

Quello che è stato non c’è più e ciò che deve venire non corrisponde ad alcuna realtà, l’unica cosa che conta è qui e ora, sempre attenti a ciò che accade per godere al massimo della vita.

Nella maggior parte del tempo il nostro spirito, la nostra mente, il nostro cuore vagabonda nel passato o nel futuro, ma raramente nel presente istante, l’unica e sola realtà che non tornerà più è che quindi è meglio starci senza scappare. 

Che si giochi a calcio o che si pratichi arti marziali l’importante è che l’attività scelta porti a formare “belle” persone … un passo dopo l’altro, avendo modelli di riferimento che razzolano bene quanto predicano, agendo con dolcezza e fermezza inebriati dai profumi e dalle emozioni, senza troppo passato o troppo futuro vivendo tutto al massimo nel momento stesso in cui il “presente si presenta” … perché essere coscienti di ogni istante vuol dire vivere più intensamente , o perlomeno così dicono… 

Troppo spirituale?

L’esatta risposta che mi avrebbe dato Cla?Magari sì …  

….Ma, ripeto, secondo me, la calligrafia ed i suoi perché vanno proprio d’accordo con lei e la sua bellezza …

R.

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odio gli indifferenti

10 Marzo 2008 Commenti chiusi

votare o non votare??? 

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva; e la massa ignora, perché non se ne preoccupa: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti


Antonio Gramsci, 1917

 

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