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Ricordi (parlo di me, ma solo per questa volta)

Questa vita ti sfugge e tu non la fermerai
se qualcuno sorride, tu non tradirlo mai
La speranza è una musica antica,
Un motivo in più,
Canterai e piangerai insieme a me,
Dimmi lo vuoi tu?
 

 

I gesti di una calciatrice, al pari dei colleghi maschi e forse di tutti gli sportivi sono carichi di quella ritualità assurda che quando vedo dentro una chiesa non manca di suscitarmi una risata.Non c’è altro modo per rassicurarsi che cercare le cose uguali, cadenzate, ripetute.

Stesse parole. Stessi posti sulla panca. Stesso ordine per i piccoli gesti, sempre gli stessi: sistemare i calzettoni, i capelli, la maglia, aspettare il mister e cercare di capire quali parole sceglierà per dare una ragione in più a chi spesso non la sa trovare in autonomia.

 

Quelle ragioni le ho sempre cercate negli occhi delle compagne, nelle loro parole perlopiù gridate, e la concentrazione la trovo puntuale proprio dentro quei nei gesti lenti e ripetuti che sanno di ricordi e di voglia di non mollare neppure questa volta.

L’amore per il campo sa essere più forte di tantissimi acciacchi ma stasera è difficile, cazzo se è difficile, oggi ho addosso una malinconia che mi accompagna come un’ombra dai giorni assurdi di quest’estate. 

La giornata è stata frenetica e non ho avuto modo di staccare i pensieri dalle incombenze, e neppure di riallacciarli agli incubi notturni. Sempre loro. 

Stasera si gioca a Brandizzo, ore 21 solito Palazzetto, che chissà perché finisce per riportarmi al ricordo più stagliato che ho di lei.

E’ che ogni volta che ho tirato un rigore le ho sorriso, da quella volta.

Questo lo scrissi questa estate, quando scrivere era davvero l’unica via di fuga.  

La sensazione che ho avuto a giocare con lei era quella di una sicurezza, lei era una che c’era sempre quando doveva, puntuale nell’intervento sul pallone o sulle caviglie dell’avversaria, ordinata nell’occupare la sua parte di campo. Non penso abbia mai lasciato andare fuori la boccia senza provare a farla sua, o non abbia fatto una corsa col pallone in mano per rimetterlo a centrocampo quando stavamo perdendo. Era grintosa senza essere incazzata, solida e leale con compagne e avversarie: mai una parola fuori posto o un gesto in più. Trovando un parallelo nella mia memoria calcistica non può che venirmi in mente Ferrini, il condottiero di mille battaglie granata; a proposito mi sono sempre chiesta come una come lei potesse non essere del Toro, cazzo ce l’aveva nel dna e invece è sempre stata juventina. Pure abbonata, mica tiepida.Se penso a Tizi la memoria mi riporta a una partita a Brandizzo, e a meno di errori corre l’anno 2003. Fra le avversarie giocano due gemelle che sono  la croce di chi gioca dietro, e peggio ancora di Tizi che aveva proprio un altro passo. Andiamo sotto ma senza sbracare, io Vale e la Mini non riusciamo a fare nulla in più là davanti anche perché patiamo da sempre l’indoor e peggio ancora la temperatura e le distanze del palazzetto.Giriamo a vuoto e siamo sotto di uno, a un certo punto a metà del secondo tempo Tizi parte e piazza uno scatto secco sulla fascia sinistra, arriva in area fermandosi solo quando qualcuno la tira giù; mi pare di non sbagliare a ricordare che abbia preso una facciata secca sul parquet. Lei esce e Vale la segue, che per carità mica si può restare in campo con il sagrin…

A me tocca il rigore.

Lo calcio fuori, secco, sulla destra del portiere. E dire che ne ho segnati tanti, in questi anni.

Torno negli spogliatoi con il solo pensiero di chiederle come sta, insomma io sono fatta così, se una mia compagna si fa male me ne fotto della sconfitta o della vittoria.Lei no, lei mi chiede il risultato.

Poi mi dice a muso duro : “Claudia, secondo te mi spacco la testa per farti tirare il rigore fuori?"

Era fatta così, Tizi.

Una Donna che accompagnava lo spirito guerriero con un sorriso con il quale avrebbe ottenuto qualsiasi cosa pagandola meno del dovuto, ma non ha mai chiesto sconti e mai ne ha fatti.

E ora che avrei solo voglia di riuscire a piangerla, mi viene in mente che non l’ho mai vista piangere.  

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Tiro su il telefono.

Mister, se ci danno un rigore stasera posso batterlo io?

 

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