Home > in-kazzo > Sassuolini nella scarpa.

Sassuolini nella scarpa.

 "Commissario io gliel’ho già detto
Le ripeto che sono innocente
Anarchia non vuol dire bombe
Ma eguaglianza nella libertà."

La settimana si apre con le digressioni dei tifosi del Toro (dico, del Toro, mica di unasquadraqualsiasi) sull’arbitraggio di un signor qualsiasi che non fischia un rigore lapalissiano e convalida un gol in netto fuorigioco al Sassuolo. Dico, al Sassuolo, onesti mestieranti di una pratica pedatoria che con il calcio ha ben poco da spartire.

Io non posso, non voglio, mi rifiuto di parlare di furto, dopo mesi di schifezze.

Cambiano i giocatori, cambiano i mister e i direttori sportivi, quello che resta sempre è il nostro mal di stomaco che non è neppure più rabbia perché anche noi granata che ci definiamo unici e soli traghettatori di storia ed emozioni abbiamo imparato l’arte fighetta del silenzio.

Resto dell’idea assurda che è sempre meglio parlare, gridare piuttosto. Il silenzio è dei vinti e noi ci siamo sempre pregiati di non esserlo, almeno nel cuore.

Mi rifiuto anche di trattare temi tecnici e tantomeno tattici legati al Toro.

Mi rifiuto inoltre di contestare il nanerottolo similsilvio adesso, ma solo perché avevo sollevato legittime perplessità all’atto dell’insediamento e perché non vedo alternative migliori, senza contare il fatto che in tema di Toro non ho la memoria corta.

Mi tengo Rolando Bianchi, che non sarà mai Pupi ma a volte fa piacere battergli le mani e se fosse mio fratello gli consiglierei, di cuore, di cambiare aria.

A proposito di temi tattici, invece, mi sbizzarrisco -con gaudio e gioia sublime- a sviscerarli con gli schifosi a strisce, che con quel loro rombo ai cui vertici girano acquisti illuminati stanno facendo impazzire di gioia mezza Italia.

Solo l’infinita spocchia di chi pensa di poter vincere senza rubare e soprattutto senza capire un cazzo di quello che sta facendo può muovere l’idea di Ciruzzo in panchina. Del tipo, mia madre non sa distinguere un’azione da un bot  e Vasco Rossi probabilmente non sa scegliere i peperoni migliori, infatti una fa la casalinga e l’altro il cantante.

Per capire che Guardiola sarebbe stato un grande bastava vederlo giocare.

Per capire che Lippi sarebbe stato un ladro bastava vederlo giocare.

Per capire che Ancelotti sarebbe stato vincente bastava vederlo giocare.

Per capire che Ferrara non può fare l’allenatore bastava vederlo giocare.

Non ci si improvvisa leader e soprattutto lo Spirito Santo ha già esaurito la scorta di superpoteri ai tempi che furono, quindi resto dell’idea che chi non ha talento cristallino o intelligenza irradiante deve lavorare e non bruciare sempre e comunque le tappe.

Certo la gavetta non è troppo fashion, ma sa’ da fa, altrimenti sono wurstel e crauti ogni mercoledì/domenica, o quasi.

 

Finora mi sono trattenuta dal trattare del nuovo sport inventato a regola d’arte, il lancio del Duomo.

Semplicemente, tutto come da copione. Troppo banale da commentare.

Preferisco ricordare che ieri era l’anniversario della morte di una vera vittima dello Stato e della sua impunità, una vittima per davvero, Giusppe Pinelli, uno a cui la vita è stata tolta facendo vedere la morte negli occhi.

Chi ha tempo e chi non conosce la sua storia si faccia un giro on line, la mia giornata avrà avuto un senso.

Categorie:in-kazzo Tag:
  1. Nessun commento ancora...
  1. Nessun trackback ancora...