Donna

 

 e leggero nel ricordo qualche posto, qualche strada di paese, la voce di sua madre

finalmente sorrideva alla sua maniera

donna, una donna

In un belpaese in cui donna di cultura è diventato sinonimo di marcegaglia e  brambilla e donna di successo sinonimo di velina letterina schedina meteorina babbonatalina billioneirina, rivendico ancora una volta il diritto alla diversità.

E allora mi piace ancora e tanto andare a scandagliare nel nulla che ho intorno quel qualcosa di profondissimo che solo certe donne sanno fare e sanno dare, fuori dallo schema che dietro un grande uomo c’è una grande donna e altre cazzate simili.

La prima che mi viene in mente è la mamma di Federico Aldrovandi, che dal 2001 lotta fiera alla ricerca di una giustizia senza sconti fra atti processuali, perizie, accuse infami e villanie di sorta come solo una madre può e sa fare.  Siamo a giugno 2009 e il pm ha chiesto tre anni e otto mesi per i 4 poliziotti accusati di omicidio, pochi in assoluto tantissimi a pensare che il caso era già stato impacchettato nella menzogna e nell’indifferenza.

Grazie mille, Signora Patrizia , grazie per il coraggio di non aver mollato davanti al sangue e alle foto che le hanno fatto rivivere lo strazio mille e una volta, grazie per la pazienza davanti ai muri di gomma, grazie per non essersi piegata a facili candidature come si fa da questa parti, grazie per l’anima che ha messo in ogni parola che ha scritto e detto. Grazie, innanzitutto, perché il suo ragazzo avrebbe potuto essere il figliofratelloamicocompagnodibancofidanzato di qualsiasi di noi, e invece era il suo. Solo il suo, e l’unica certezza che le è rimarrà dopo il 30 giugno è il silenzio assordante che fanno le cose che non tornano più.

Se ci penso mi rendo conto di quante sono le piccolezze che a volte mi hanno distolto dal ringraziare mia madre per quel gesto discreto che nel profondo portava con sé il germe della grande impresa.

E poi ancora donna e morte nella immagini che bucano lo stomaco come la violenza che ha ucciso Neda : anche lei stava solo chiedendo spiegazioni all’ingiustizia, e lo stava facendo in modo pacifico.

Sono sicura che non avrebbe voluto divenire simbolo, lo diverrà perché la rabbia ha ancora bisogno di darsi un nome, un volto.E intanto le elezioni sono state dichiarate valide.

In mezzo a pagine di gossip sorrido leggendo la storia di Khadijah Williams che ha vissuto diciotto anni fra i rifiuti e le storie feroci della strada e sbarca ad Harvard grazie al suo intelletto purissimo.

In giro per la California frequentando 12 istituti in 12 anni, con interi semestri saltati e la presa per il culo perenne del mondo “per bene” dentro le mura scolastiche e quello deviante della strada, questa ragazza è sul gradino sul quale tanti suoi coetanei malati di ipod e di moda non saliranno mai.

Che bella storia, tanto che non ho voglia di vedere come va a finire, voglio continuare a immaginarmela felice che legge in mezzo all’immondizia del mondo dei giusti.

Come dice la Gianna, solo i sogni sono veri.

A proposito, in tema di donne, in modo più leggero: bellissimo il concerto di domenica per l’Abruzzo che ha portato a San Siro 55 mila persone  (mica i quattro gatti del Colosseo della sera prima…) e che è arrivato dritto al cuore insieme all’energia purissima della Pausini, alla bravura della Nannini, alla voce e al talento di tante altre che hanno saputo rinunciare a un lancio o a un attimo in più di ribalta per regalare qualcosa che non si dimentica. Perché certe donne non avranno mai bisogno di essere considerate brave (managermusicisteavvocatesseeccccc), lo sono e basta.

Fanno grandi cose con grazia.

E pazienza se c’è stato qualche tamponamento di troppo uscendo dal parcheggio.

 

Qualche riga solo per dire grazie alle donne della mia vita, che sono gioia, amore, scoperta e mal di pancia ma rendono sempre e comunque i miei giorni veri. A quelle che ci sono state, a quelle che ci saranno e a quelle che ci sono sempre e comunque.

A chi se ne è andata  senza il tempo di dirle solo,

“grazie per essere passata di qua”.

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