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ευθανασία

Eutanasia

letteralmente buona morte (dal greco ευθανασία, composta da ευ-, bene e θανατος, morte)

è la pratica che consiste nel procurare la morte nel modo più indolore, rapido e incruento possibile a un essere umano (o ad un animale) affetto da una malattia inguaribile ed allo scopo di porre fine alla sua sofferenza.

Lo guardo.

Scheletro, ossa, carne a penzoloni.

Penso all’età nella quale un essere umano pesa 35 kili, e non riesco a darmi una risposta ma a qualcosa devo pensare mentre faccio le cose che devo.

Lo guardo come ho guardato lei.

Di quelle immagini che non ti lasciano più.

Penso che sia necessario che esseri viventi dignitosi abbiano fine di pari essenza, perché a volte si può scegliere come vivere, ma come morire non si può quasi mai.

Per chi contesta l’eutanasia, una semplice domanda statistica, senza scomodare la bioetica: quanti malati terminali di tumore, per citare la malattia statisticamente più rilevante, si sono salvati?

A quanti è stato evitato il calvario del disfacimento fisico, lo stadio in cui ogni bisogno primario deve essere assistito se non indotto?

 

In Italia, l’eutanasia attiva è assimilabile, in generale, all’omicidio volontario (art. 575 c.p.).

In caso di consenso del malato si configura la fattispecie prevista dall’art. 579 c.p. (Omicidio del consenziente), punito con reclusione da 6 a 15 anni.

Anche il suicidio assistito è un reato, giusta art. 580 c.p. (Istigazione o aiuto al suicidio).

 

E’ aperto e attuale il dibattito circa il testamento biologico e io mi chiedo, porcodiqueldio, cosa cazzo ci sia da discutere.

Da Wikipedia:

Il testamento biologico (detto anche: testamento di vita, dichiarazione anticipata di trattamento) è l’espressione della volontà da parte di una persona (testatore), fornita in condizioni di lucidità mentale, in merito alle terapie che intende o non intende accettare nell’eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte (consenso informato) per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti, malattie che costringano a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione.

 

Poi guardo i tessuti malati, e sono così umani da sembrare il gioco cromatico di un impressionista; non riesco a credere che da qualche parte non esista cura, una qualsiasi, a certi dolori.

Lascio entrare un goccio di speranza, che sia la volta buona.

Buonanotte, e buona fortuna a noi che restiamo,

sperando che prima o poi non si continui a rimpiangere di non essere morti da animali domestici.


…come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe la borsa
e c’è il sospetto che sia triviale l’ affanno e l’ ansimo dopo una corsa,
l’ ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa…
che chiami… vita…

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