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non finisce mai

 Il viaggio non finisce mai.

Solo i viaggiatori finiscono.

E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione.
José Saramago

Qualche giorno fa qualcuno di particolarmente insospettabile mi ha chiesto cosa mi muove e io ho risposto senza pensarci troppo: la passione.

 A mente fredda avrei risposto altre mille cose, ma in fondo la pancia ha spesso ragione e allora ripenso alla mia stagione vissuta con passione e tiro le fila.

Nei punti fatti ritengo non ci siano state casualità e nei punti persi ce ne siano state di irrisorie, anche perchè lo sport, soprattutto quello di squadra, molto raramente restituisce qualcosa di differente da ciò che si prepara, si accudisce e si programma.

Per questo sempre e innanzitutto il primo pensiero va a chi ha lavorato prima di me costruendo una realtà in continuo miglioramento (abbiamo chiuso con un onorevole ottavo posto e una salvezza acquisita alla fine del girone di andata ) e a chi ha lavorato insieme a me per tutto l’anno: Ale e Carlo che mi hanno scelto ma anche  supportato, sopportato e aiutato quando ne ho avuto bisogno, il mitico preparatore atletico, il preparatore dei portieri (buona la seconda), il nuovo co-coach e i dirigenti tutti. Ritengo che un buon mister non sia altro che il disposto combinato di un insieme nel quale ognuno deve lavorare con le proprie competenze; e più vado avanti più ritengo poco credibili i factotum. Il futsal è una cosa seria tanto quanto lo è ogni attività umana e l’onniscenza non appartiene a nessuno (tantomeno a un mister e meno che meno a me).

Il secondo pensiero va necessarimente alle mie Ragazze, alle quali devo gioie e dolori ma che senza dubbio mi hanno restituito una quantità di soddisfazioni che solo io posso sapere e che mi tengo cucite addosso come il più bello dei regali. E parlo del campo ma anche di uno sguardo, di un messaggio, di una delusione che mi ha fatto capire quanto ci tengo, di una serata.

E mi viene da sorridere se penso a come le vedevo diverse da come me le ha restituite il campo, solo un anno fa.

A questo si lega la prima grande difficoltà di un finale di stagione, ovvero dover salutare – e non sempre per motivi governabili o comprensibili fino in fondo – qualcuno che è stato importante. Buona vita, anyway, ma a me gli addii fanno sempre un male cane. Soprattuttto certi addii.

 Ah, le novità in ordine sparso: finalmente sono mister, abbiamo fatto una fusione societaria importante e in campagna acquisti sono stata  accontentata praticamente su tutto ciò che chiesi, ma se ne riparla il prossimo anno, ora mi godo questo mese -scarso- di riposo e nuove consapevolezze.

 

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