ragazze

È il momento di svegliarmi

é tempo di rinascere

Sento addosso le tue mani

ed è un caldo richiamo perché

ho bisogno di svegliarmi

è il momento di svegliarmi

Ieri sera ho visto una smagliante Lella Costa nel suo nuovo spettacolo Ragazze: un’ora e mezza che vola via senza troppi magoni ma con la forza del pensiero ragionato, innestato su parole scelte con la cura di un cesellatore e inserito all’interno di una coreografia essenziale che non distrae ma accompagna.

Parla di donne, anzi parla davvero di donne.

Come cornice usa il mito di Orfeo ed Euridice, bellissima storia a interpretazione libera e audace che ha mosso l’animo di tanti artisti attraversando il tempo.Un mito che riassume tutte le contraddizioni dell’amore.

Amore che rende migliori poeti sublimi ma che devasta fino al male estremo che è scelta della sua negazione. Amore che è delicatezza  ed eccesso per sua stessa natura. Amore per una donna ma anche per un panorama, un dettaglio, un momento, un’atmosfera, un difetto. Amore come musica e armonia fra elementi che, a un certo punto si disgregano e i pezzi si conficcano ovunque. Amore come musica.

Era il regno della diversità e della totalità che doveva prendere origine da quelle mescolanze e vibrazioni: era il regno del silenzio e della musica. Vibrazioni continue, propagantesi con diversa lentezza, a seconda delle profondità e della discontinuità dei materiali, avrebbero increspato il nostro grande silenzio, l’avrebbero trasformato nella musica incessante del mondo, nella quale si sarebbero armonizzate le voci profonde degli elementi. 

Basta un gesto, basta voltarsi.

Si sceglie in un secondo una vita diversa da quella che si è sempre creduto di volere e per la quale si è combattuto contro tutto e tutti, si affronta il rischio della sconfitta, la perdita del prima, del mondo che si è condiviso.   

Mi ritirai, muovendomi a ritroso nella colata di lava, risalii le pendici del vulcano, tornai ad abitare il silenzio, a seppellirmi.Ora, voi che vivete fuori, ditemi, se per caso vi accada di cogliere nella fitta pasta di suoni che vi circonda il canto di Euridice, il canto che la tiene prigioniera ed è a sua volta prigioniero del non-canto che massacra tutti i canti, se riuscite a riconoscere la voce di Euridice in cui risuona ancora l’eco lontana della musica silenziosa degli elementi, ditemelo, datemi notizie di lei, voi extraterrestri, voi provvisoriamente vincitori, perché io possa riprendere i miei piani per riportare Euridice al centro della vita terrestre, per ristabilire il regno degli dei del dentro, degli dei che abitano lo spessore denso delle cose, ora che gli dei del fuori e dell’ aria rarefatta vi hanno dato tutto quello che potevano dare, ed è chiaro che non basta. 

Ma è rischio vero se per lui è certezza della solitudine e per lei è un ritorno a senso unico?

A guardarle bene sono due certezze,  e per noi umani tanto fanno.  

Non posso che consigliare ai tre gatti che mi leggono di vedere lo spettacolo di Lella Costa e nutrirsi del punto di vista di una donna che non sa essere qualsiasi perché proprio non lo è.

Le citazioni sono tratte dal racconto di Calvino, "l’altra Euridice".

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